Colori.
Ieri, durante un matrimonio meraviglioso, ho parlato con una mia amica di colori o meglio, del fatto che ogni persona probabilmente ha, o rappresenta, un colore.
Questo mi ha portata nelle ore successive a pensare, cosa che ogni tanto capita al mio povero cervello con i neuroni stanchi, a un bel po' di cose.
24h dopo ho partorito ciò:
Ci sono periodi e periodi nella vita (bella scoperta Spipp!)
Non ci sono solo i periodi belli o i periodi brutti che tutti classifichiamo come colorati o neri.
Ci sono anche i periodi tendenti al grigio o all'arcobaleno.
Quelli sporcati di colore nel nero più scuro o quelli sporcati di nero nella tavolozza variegata di ogni tonalità.
Ci son quelli più gialli, fuxia, arancioni, verdi, viola o marroni (e tutti sappiamo cosa abbinare a quest'ultimo colore).
Non sempre capiamo in che colore ci troviamo.
Mi azzarderei a dire quasi mai.
Io per esempio, solo in momenti duri veramente sapevo di brancolare nel buio ma sapevo anche che la luce sarebbe tornata perché il momento era, appunto, duro.
Mi crogiolavo in quel buio ma la fame di luce sapevo sarebbe tornata al momento opportuno.
L'anno scorso invece non sapevo di essere in un grigio tendente al nero, con qualche spruzzata, illusoria, di colore qua e la.
Qualche motivazione c'era, ma motivazioni simili ne ho avute tante nei miei quasi 38 anni (di allora) passati fino al quel momento.
Era solo vita normale dicevo.
Credevo.
Proprio per quello non mi rendevo conto di cosa mi stava succedendo.
In quel momento però ho sentito il bisogno di parlare con qualcuno.
Forse lo sentivo il mantello nero che mi stava coprendo.
O forse ho saputo recepire input di chi mi stava attorno.
Magari semplicemente ho dentro di me le "armi" necessarie per recepirmi.
A dirla tutta perché ho avuto quel guizzo non lo so nemmeno ora.
La cosa che invece so è che quel qualcuno (un terapista) l'ho cercato e trovato.
E mi ci sono buttata a pesce.
All'inizio mi sentivo quasi esagerata.
Però mi son detta "Magari non serve a nulla. Ma male non farà, no? ".
E invece male lo ha fatto perché mettersi in gioco e in discussione con se stessi, denudandosi e sputandosi addosso cose che manco sapevi di avere nella saliva, beh non ce la stiamo a raccontare, non è un carnevale di Rio.
Manco se tu hai avuto una vita comunque bella e semplice.
O forse chissà, proprio per quello.
Però ecco quello è quel male che poi diventa bene.
Ma bene vero.
Che con i mesi tira fuori un te stesso che manco pensavi fosse nascosto e invece era proprio sepolto.
In coma.
Quel te stesso che con il passare dei mesi di terapia torna a galla.
A volte riaffoga ma comincia a sapere come fare a tornare su.
E dopo vari tentativi ce la fa.
Piano piano torna a respirare a pieni polmoni e, incredibilmente, si rende conto di essere sempre la stessa persona di prima.
Ma cambiata.
Con una consapevolezza di se completamente diversa.
La mia terapia ad ora (perché credo che nella vita ci saranno momenti in cui la riprenderò) l'ho terminata.
Cammino nei colori, alcuni accesi altri meno.
I grigi e i neri ci sono qua e la, anche loro fanno parte di questa storia qui.
Guai non ci fossero.
Ma ora son poche macchie a cui rivolgo sorrisi consapevoli.
Perché il colore, di ogni tonalità, che mi avvolge ora non solo lo sento ma so anche come vederlo.
Io credo che la terapia sia tanto questo, almeno nel mio caso.
È passato un anno, mi sembra ne siano passati 20 mentalmente (2 mesi fisicamente).
Il mantello che ora mi avvolge è quello della serenità e guardo ad occhi spalancati, avidi, ogni cosa:
Mi godo la mia famiglia a pieni polmoni respirandola tutta.
Mi son goduta e gustata una vacanza con tutti i sensi possibili.
E lo faccio anche i momenti.
Tutti i momenti.
Le risate con gli amici, dal vivo e non.
I viaggi in macchina, quelli in scooter.
La mezza abbronzatura che hai.
I libri che riesci a leggere.
I meme o le vignette pazzescamente imbecilli che ti fanno ridere molto.
Il semipermanente nelle unghie.
I capelli appena fatti dalla parrucchiera.
Le canzoni che ascolti.
Lo shopping (con i vestiti che addosso ti piacciono tutti ma il portafogli non può ovviare a ciò. E va bene così) , il cibo, una giornata in spiaggia, una partita di calcio di squadre che manco ti interessano.
Concerti di cantanti che non ti piacciono ma che ti arricchiscono.
Acqua frizzante fresca col caldo torrido.
I matrimoni a cui sono invitata vedendo delle cose così belle che il cuore si riempe fino a scoppiare.
Sguardi complici.
Gli abbracci.
I baci.
Le persone che magari vedi raramente o anche quelle che vedi sempre e pensi "Ma quanto siete belli??".
Le domeniche pigre, in campagne, con i pranzi semplici e veloci in trattoria.
Apprezzi tante cose anche nei martedì (giorno che, senza nessun motivo, detesti).
Addirittura ti ritrovi a liberare un gioco dei tuoi figli da dei megarovi pieni di vespe (di cui tu hai sempre avuto il terrore) senza colpo ferire ma anzi, vedendo come le stesse non ti calcolino di striscio mentre lo fai, ti ritrovi a volere molto bene a questi insetti.
Cioè, voler bene alle vespe raga.
Io.
Mah.
Non so a cosa porti questo scritto.
Forse a farmi ricordare cosa era un anno fa e cosa è ora.
E la cosa mi fa proprio voltare il viso verso il sole sorridendo, sentendo il calore che invade il corpo come una medicina.
O forse a voler dire a tutti che, se sentite troppo grigio tendente al nero alle spalle, che quasi sembra una coperta confortevole (ma poi, sappiatelo, si trasformerà in una catena molto spessa di cui liberarsi sarà sempre più difficile), se avete anche la fortuna di sentirla questa coperta che vi sta per catturare, sforzatevi, violentatevi anche se necessario.
Ma contattate qualcuno.
Provateci.
E iniziate una terapia.
Salva la vita.
La vostra e probabilmente anche di chi vi sta attorno.
E con questo buona domenica sera.
Che lei si è bella colorata.
Ma, terapia o non terapia, che il lunedì sia costantemente sfumato di marrone siamo tutti d'accordo.
No?
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