Riflessioni


Non lontano da casa mia c'è una specie di parchetto/pista che i bambini adorano. 

Lo chiamiamo "La terrazza". 

È praticamente il tetto della vecchia scuola dell'infanzia di mio figlio grande e qui, spesso dopo la giornata di asilo, venivamo a far sfogare fino al ko tecnico i bambini. 
Era un ritrovo di più bambini, perché alla Terrazza si gira bene in monopattino o in bici.

A parte quelle rare occasioni in cui i bambini sono troppi e si forma una sottospecie di tonnara in cui i più mingherlini ne uscivano peggio di Rocky dopo lo scontro con Ivan Drago. 
Dico rare occasioni perché, normalmente, eravamo pochi impavidi con i figli iperattivi, a riuscire a stare in questo luogo impervio.

Durante i pomeriggi invernali seri il vento li è così forte che sembra ti stiano tirando delle lamette addosso tagliandoti letteralmente la faccia.
Torni a casa che non hai più il naso e le orecchie mentre le mani son viola nonostante i guanti da sci.
Tu genitore, perchè i bambini invece sono sempre praticamente sudati .
 
Quando l'inverno è più mite invece, l'umido è così forte che torni a casa con 2348 dolori, un freddo addosso che non ti togli manco sotto una doccia incandescente, e i capelli di Tina Turner anche se al mattino li avevi lisci. 

Quando invece le temperature si alzano un po' la terrazza diventa una piastra umana, dove senti odore di barbecue vicino ai bambini che giocano al sole come fosse niente.
 
Ombra non ne trovi neanche a pagare e dopo 15 minuti sotto il sole ai genitori vengono allucinazioni che rischiano di far loro portare via figli altrui, perché rimbambiti dal colpo di calore.
 
Poi ci son quelle giornate tipo oggi, perfette, in cui il sole ti scalda le ossa e non te le brucia, la terrazza è vuota, tuo figlio piccolo può girare in monopattino velocissimo senza rischiare di falciare nessuno e il mondo sembra meno peggio di quello che è. 
Questa cosa mi ha fatto pensare. 
Erano mesi o forse un anno, che non venivo qui. 
Fino a qualche anno fa invece ci ero di casa e qui ho ricordi agrodolci. 
Forse più agro che dolci.
Ma fanno comunque parte di me e di noi.
 
E così, vedendo il piccolo sfracellarsi un ginocchio dopo una caduta rovinosa, mi son soffermata a pensare che certi luoghi son come certe persone. 
Li frequenti per un lungo periodo.

Ci stai bene li in quei luoghi o con quelle persone, e non ti poni manco domande.

Poi, piano piano, ti perdi senza manco rendertene conto. 
E senza manco sentire la mancanza, semplicemente passa il tempo e i luoghi vengono sostituiti da altri luoghi e le persone da altre persone.

E non so dove voglia arrivare questo scritto, probabilmente da nessuna parte.

Però ora mi godo il sole, il piccolo che gioca senza giacca e i ricordi, belli e brutti, che affiorano.

E soprattutto penso a cosa bere stasera.

Si perchè cucino la pasta alla gricia e bisogna trovargli il vino giusto.

In fondo i posti e le persone spesso cambiano, ma la voglia di bere del buon vino non cambia mai.

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